Quello che i ragazzi non raccontano.

Viaggio nella mente di un adolescente

Scopri come pensano i ragazzi. Leggi come fare per gestirli. A cura di Francesca Di Marco, Psicoterapeuta.

Se solo tenessimo bene a mente cosa significava essere adolescenti in un mondo di adulti, riusciremo sicuramente a relazionarci di più con gli adolescenti di oggi.

L’adolescenza è un periodo di transizione, che termina solitamente con l’ingresso nell’età adulta, all’interno della quale dovrebbe completarsi quel processo di “adultizzazione” in cui è necessario capire chi si è, cosa si desidera e quali responsabilità è necessario prendersi per essere in linea con i propri bisogni.

Tutto ciò risulta estremamente complicato con l’aggravante data dal mondo di oggi che tende a puntare sull’omologazione, sulla velocità nelle scelte e sulla performance.

RAGAZZA

Ma li avete osservati bene i ragazzi di oggi?

Durante il mio lavoro con loro, sia che avvenga nel mio studio e sia che si realizzi in un contesto scolastico o sportivo, mi accorgo sempre di più di quanto nella siano abituati ad essere “disconnessi” da noi adulti.

Il loro sguardo appare spento e poco entusiasta di ciò che gli accade intorno; passano molto tempo con le cuffiette quasi a voler dire “Non voglio sentirvi, preferisco la musica”; scelgono la solitudine nella loro cameretta piuttosto che la socialità o addirittura non sono mai in casa, rendendosi inaccessibili e inarrivabili in entrambi i casi.

Perché lo fanno?

Nei loro racconti emerge una profonda tristezza e solitudine. Non tutti ne sono consapevoli. I più mostrano una forte rabbia che si traduce in comportamenti aggressivi, violenti o antisociali. Altre volte si manifesta con un rifiuto scolastico o la necessità di evadere dagli schemi (adozione di condotte disfunzionali: alcol, droghe, giochi d’azzardo).

Devono far fronte a numerosi cambiamenti e perdite:

  • Il corpo bambino lascia spazio ad una corporeità adulta nella quale è difficile riconoscersi fin da subito.
  • La perdita del legame genitoriale infantile in cui i genitori venivano visti come onnipotenti e punti di riferimento assoluti. La consapevolezza che il proprio genitori sono esseri imperfetti e fallibili, genera sentimenti di impotenza e rabbia, poiché ciò che si è creduto fino a qualche anno prima.
  • Bisogni personali in continua evoluzione: bisogno di indipendenza e autonomia, autoefficacia e relazionale.

Cosa fare con i ragazzi?

  1. “Maneggiarli con cura”: rispettare i loro spazi e i loro silenzi. Mostrarsi pronti all’ascolto e all’osservazione.
  1. Essere disponibili all’aiuto. Con ciò non dobbiamo anticipare le loro richieste o fornire soluzioni preconfezionate, ma costruire insieme a loro una risposta in linea al loro stile di funzionamento. Questo produrrà un maggiore senso di coinvolgimento da parte loro.
  1. Utilizzare uno stile educativo assertivo e non autoritario. I ragazzi tendono a chiudersi quando avvertono il tono impositivo e non ascoltano, “staccano l’audio”. Favorire una comunicazione circolare in cui il “perché tu sei sbagliato..” diventa “quando ti ho visto fare quell’azione….io mi sono sentito triste e arrabbiato”, produce una forte connessione con gli adolescenti